PURPLEhaze - Niente di diverso da indossare
Associazione Culturale K.lab & SONAR SCRIPT FESTIVAL
presenta:
Niente di diverso da indossare
PURPLEhaze
con Fabio Cerri, Lucia Mazzoncini, Massimiliano Meoni, Luca Privitera
testi Marco Carlesi
design scenico Federico Fiori, Francesca Lenzi, Daria Pastina
costumi di O're Do
15 APRILE 2008
EX MACELLI - PRATO
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NDDDI è un progetto di Teatro/Violenza. Un luogo comune, dove gesti e rispettive
significanti vengono traslati grazie ad un lavoro fisico che rende tangibile il
concetto di "abitudine". Vizio questo, comune a tutti che determina comportamenti
collegabili a fattori naturali e riconducibili alla consuetudine, all'assuefazione,
all'attaccamento.
La soluzione scenica, racchiude quattro parole chiave: Ego, Spazio, Tempo e Azione.
Scelti e sfruttati per rappresentare la vita come una sorta di
contenitore/meccanismo, essi si muovono all'interno di un gioco perverso che impone
loro una forte incapacità nello scegliere e nell'apportare qualsiasi altro tipo di
cambiamento nel percorso già fatto, una forma di stasi dove lo scontro con la
malattia del corpo e dell'intelletto è inevitabile. Gli abitanti di NDDDI vivono le
abitudini come il ruolo che ognuno interpreta tutti i giorni, un linguaggio
apparente che abusa di se stesso e degl'altri per affrontare gli aspetti adoperati
all'interno della famiglia, del lavoro e della vita sociale in modo nudo e crudo.
Vestirsi di azioni, vestirsi di tempi, vestirsi di luoghi, vestirsi e non porsi il
problema di non avere Niente di diverso da indossare. L'io, il molteplice, la
ripetizione. Riti maniacali di un'epoca che anima tre personaggi ed il loro
transfert, all'interno di un codice rigido, annullandone l'essere per proiettarlo
sulla scena di un catastrofico futuro. Tutta la storia muta e questa che sembra
essere solamente un indagine estetica, oltrepassa gli aspetti diversi delle
abitudini creando una sorta di mondo virtuale. Viziato. Legato al passaggio da uno
stato ad un altro, una realtà colma di estasi e tensione dove i ritmi diventano
ossessivi, le traiettorie obbligate, l'ordine frenetico, le parole urla. Tagli.
Un attimo sospeso nel niente che dura pochi minuti.
Un equilibrio che diventa ostentazione, instabilità.
Tutto si svolge intorno ad un tavolo, all'interno di in una sala indefinita, in un
luogo dell'abitudine. Tra le braccia dell'eccellenza la visione da vita a una
bizzarra rappresentazione dell'uomo, delle sue effimere complessità e del suo
bisogno incombente di sicurezza, assenza, prigionia. Le abitudini prendono possesso
del corpo nella sua eccentricità, governandolo e dominandolo.
Un attimo, un istante, un blackout, una possibilità di uscita.
Sia che la si afferri o meno.
Sia che la si sfrutti o meno.
