Gruppi Libera-mente
Schede Tecniche Gruppi Musicali
Abbiamo realizzato le schede tecniche di presentazione dei Gruppi musicali che hanno partecipato a Libera-mente che verranno presentate nella relazione finale. Tra breve (Marzo) cominceremo nelle Registrazioni di un Demo Musicale che verrà distribuito gratuitamente. Ricordiamo che è nostro interesse promuovere questi ragazzi per locali e manifestazioni estive. Per chi fosse interessato siamo disponibili a fornirvi ulteriori informazioni.
Rest0Mancia
Un vero e proprio ritorno agli anni ’80 e ’90 del secolo scorso ci propongono i RestoMancia con la loro musica. Le loro canzoni, composte in perfetto Rock melodico sono il frutto del lavoro di cinque ragazzi che da un anno si incontrano e si divertono a mettere insieme le ‘anime’ del basso, della batteria, di due chitarre e naturalmente della voce dell’unica donna del gruppo. Tirando fuori dal rock melodico straniero le caratteristiche del genere, la raffinatezza degli arrangiamenti e l’importanza della linea melodica nasce la loro prima canzone “Amalasolitudine” e da lì il gioco è fatto. Nel giro di una anno hanno composto sei canzoni, tra cui “Le tue parole” e “Lalla”. Ma il lavoro di ricerca non si esaurisce con una bella melodia. In “Riflesso” e “Ora che ho te” riaffiora la forza e la sperimentazione sonora del Rock, quello duro, da cui questo genere deriva e da cui però si distingue per la ricercatezza e la forte presenza melodica.
Da Seattle direttamente in Sabina: il grunge nelle mani e nella voce dei Delitto Goloso arriva alle orecchie dei ragazzi sabini travolgendoli. I quattro ragazzi, appena ventenni, si presentano nella tipica formazione voce e trio di basso, chitarre (elettriche naturalmente) e batteria con l’immediatezza, la forza della propria musica e delle proprie parole. Nelle loro canzoni, in particolare “Deep” e “4 days of rain”, compare un connubio perfetto di metal e punk. Al loro interno convivono infatti la potenza e la durezza tipiche del metal con la velocità e l’immediatezza tipiche del punk. I duri riffs delle loro due chitarre dal suono sporco (da cui grunge) e distorto e i testi urlati si uniscono a una batteria dalle potenti trame e a un basso autonomo e presente in cui aleggiano gli insegnamenti di Jimi Hendrix.
1008 PETH-I
Si definiscono un gruppo di Joy-Music, ovviamente intesa a modo loro. Nati con la volontà urlata di creare qualcosa di unico e alternativo (almeno in Sabina) i sei ragazzi dei 1008 PETH-I, un mix perfetto di artisti di strada, attori e musicisti, che hanno contribuito alla formazione artistica del gruppo grazie a innumerevoli esperienze dal vivo di ogni genere, affrontano attraverso la musica (ma non solo) i problemi della loro generazione in maniera ironica ed originale. Con le canzoni “Speederman”, “Lorenz8 c’ha il culo rotto”, “Re Pronel”, “Mondo Marcio tu sei marcio”, “L’uomo ombrello” e “L’uomo coi bozzi” (titoli che da soli rendono l’idea dello spirito del gruppo) si presentano con un sound fresco e allo stesso tempo forte, creato da intrecci ritmici frizzanti, la potenza pulita delle chitarre e della tromba, testi leggeri e ironici e da performaces di show mans che, con maschere e cambi d’abito, dialoghi, giochi, a turno rubano la scena e rallegrano il pubblico coinvolgendolo, il tutto condito da melodie e motivetti che faticano ad uscire dalla testa.
OGRIN
Solo tre ragazzi ma con una potenza che coinvolge, spaventa e attira allo stesso tempo. Sono gli Ogrin e il loro black-death metal. Sottogenere dell’Havie Metal, che nasce con “Stone Cold Crazy” dei Queen nel ’74 ma esplode negli anni ottanta con gli Iron Maiden e con i Metallica, è degnamente rappresentato in Sabina da questo giovane trio e dalla musica progressiva e fragorosa che propongono nei loro pezzi (tra cui “Sardanapal on blackdeath”, “Ogrin”, “Samael” e “Minos”. Al virtuosismo e alla potenza della chitarra elettrica si uniscono la voce forte e scura del frontman e una batteria impazzita che, marciando su ritmi di una velocità allucinante con sicurezza e precisione, diventa il collante perfetto per presentare al meglio l’aggressività del gruppo attraverso un sound fragoroso.
Retrovia
Cover Rock Band quella dei Retrovia che ripropone il Rock degli anni ‘70/’80 dei Led Zeppelin, dei Black Sabbath e dei Pink Floyd ma anche quello precedente di Jimi Hendrix con arrangiamenti e revisioni eccezionali. Quello che mantengono i cinque ragazzi è lo spirito di ribellione e la freschezza delle proposte. Band caratterizzata da sviluppate sezioni ritmiche che sono alla base dell’Hard Rock, unendovi le atmosfere date da melodie più complesse rispetto a quelle del rock primitivo che basava la musica sullo schema voce, chitarra, basso elettrico e batteria. Tra gli strumenti dei Retrovia compaiono infatti anche le tastiere e la chitarra acustica che arricchiscono il sound di nuove sonorità grazie anche all’uso che ne fanno, mischiando spesso sonorità rock a quelle di altri generi. Anche la grande padronanza degli strumenti e delle loro tecniche permettono ai cinque ragazzi di esibirsi in virtuosismi degni dei più grandi esponenti del Rock.
La banda delle pere
“Una pera che canta e suona la chitarra” insieme a una batteria fenomenale e una sezione di fiati (ance e ottoni) che non ha niente da invidiare a nessun’altra band che si rispetti. Sono The William’s pears band, ben 12 ragazzi che vogliono divertirsi e far divertire attraverso la riproposizione aggiustata, arrangiata e a volte stravolta di successi (e non) della musica leggera e rock italiana. Nel loro repertorio compaiono titoli come “Il rock del capitano uncino”, “Grande figlio di puttana”, “Dottor Jazz e Mister Funk”, “Angelo Angelino”, “Ahi Maria”, “Ci vuole un fisico bestiale” e molti altri. La carica e l’allegria che scaturisce dai loro arrangiamenti rende nuovi anche brani ascoltati e riascoltati, e mentre gli ottoni si spingono tra la gente le voci e le ance si giocano il tutto per tutto per animare la scena con performances
Duty Free
Gruppo eclettico quello dei Duty Free nato dalla fusione di due gruppi: i West Riders e gli End.ov.ena. Vantano infatti un bagaglio ricco di pezzi che attraversano il rock, passando per il punk fino a giungere a venature pop. I West Riders fondevano il rock delle origini (Beatles) a elementi del punk degli anni ’70 e di quello più recente di matrice statunitense. Gli End.ov.ena erano invece figli del grunge dei primi anni novanta rivisto secondo il loro gusto personale. Il gruppo non è da considerarsi tuttavia come una somma di elementi. Esso nasce sotto forma di un nuovo progetto che punta a progredire nel tempo. Il progetto coraggioso di puntare sull’attività di composizione collettiva e di presentare pezzi inediti ha funzionato e ha fatto scaturire pezzi come “Big bitch”, “Lies”, “The wild rooster song”, “Tuo”, “Welness” che uniscono un sound giovane e fresco, a ritmi semplici e incisivi e a sperimentazioni melodiche, e inoltre nuovi arrangiamenti di “El nino soldato” (Ska-p) e di “Jesus don’t want me for a sunbean” dei Nirvana.
The rock train of Blues
Il Gruppo si è formato nel corso del 2005 grazie alla comune passione dei componenti per la musica, in particolare per le sonorità degli anni ‘60-’70. Lo scopo dei The Rock Train Of Blues è quello di creare uno stile, un sound che sappia conciliare la profonda anima blues dei grandi gruppi inglesi-americani (come Led Zeppelin, Pink Floyd, Jimi Hendrix, The Dooors) con le tecnologie, lo spirito musicale dell’epoca moderna. Da un’idea, lanciata da uno dei componenti, si forma pian piano un’insieme armonico in grado di esprimere le tendenze sonore di tutti gli altri. La tecnica compositiva si basa sull’improvvisazione e sulla spontaneità. L’arrangiamento migliore viene poi cristallizzato nella canzone “tipo” anche se l’esecuzione dal vivo spesso si discosta dall’idea originale. Tra i pezzi “Sad girl”, “Cuban rock (the room of the light), un funky con inequivocabili tendenze rock, “When she comes in bad room”, un triste blues con slide: rivisitazione dei più classici cliché blues, nata sulla falsariga delle grandi ballads di blues bianco, “My dirty morning after” improvvisazione sui temi del più classico del blues del delta. Il testo è un omaggio alle idee e allo stile di vita della bit generation, e “Jamican girl”, canzone di più schietta anima rock, un vero e proprio inno alla trasgressione.
Purple Visions
Sono quattro i componenti del gruppo Purple Visions ma riescono a sostenere la forza dell’Hard Rock, di quello psichedelico e del blues; il tutto servendosi di voce, chitarra, tastiera, batteria e di tanta voglia di improvvisare o di crearsi uno spazio e un momento di gloria durante l’esibizione e la preparazione a questa. Ha alle spalle meno di un anno di storia, ma la voglia di sperimentare è tanta. Dalla sezione ritmica del gruppo (basso e batteria) provengono lievi influenze metal, mentre dalla chitarra e dalla tastiera fuoriesce la capacità incantatrice del blues. Tra i pezzi “Paci’s Theme”, “I woke up this morning”, “My baby”, “Open your eyes”. Colonna portante del gruppo sono le parti improvvisate che si fanno spazio durante le esecuzioni e la ricerca di nuovi linguaggi come alleati alla musica. Molte canzoni hanno infatti come preludio un testo o una poesia e come colonna sonora una successione di immagini. Tutto questo crea un’atmosfera in cui i sensi si ricongiungono e si spingono verso una completezza che a volte un solo linguaggio artistico non riesce a dare.
Femia
Giovanissimi i ragazzi che compongono il gruppo Femia, nato in pochissimo tempo per poter partecipare al concorso “Esprimiti Libera-mente”. Ci propongono una formazione di tastiere, chitarre, basso, batteria e ben due voci femminili, una dal timbro schietto e pungente, l’altra dal timbro caldo e pulito, che mescolate offrono una sonorità interessante e tutta loro. Tra le canzoni che propongono ci sono molti successi italiani, dagli anni ’70 ad oggi, affrontati senza paura ma con originalità da una band che è appena nata. Le due voci non sono le uniche protagoniste del gruppo. Anche le due chitarre si presentano al pubblico con virtuosismi e assoli che potrebbero mettere in allarme anche le due giovani cantanti, che però recuperano presto la scena, tra le tastiere e la batteria vogliose di suonare e di farsi conoscere al loro pubblico.
Marlon Bandy
Cover Band, i Marlon Brandy girano la Sabina portando con sé la musica rock italiana di Ligabue. Riesce a farsi apprezzare anche dai non amanti del genere proponendo brani tratti da “Buon compleanno Elvis”, l'album grazie al quale Ligabue sfonda definitivamente nel mondo della musica, in cui ci le citazioni elvisiane sono parecchie. E allora ci provano anche loro, anche loro per sfondare a modo loro, con la loro presenza, il loro coraggio e la loro voglia di sperimentare e rendere nuove musiche e testi già ascoltati. Tra i brani proposti “Vivo morto o x”, un pezzo decisamente rock dalla prima all'ultima nota, “Seduto in riva al fosso” ballata le cui strofe sono cantate e suonate in maniera molto tranquilla, con un crescendo rock in corrispondenza dei ritornelli. E poi “Buon compleanno, Elvis!”, in un testo pieno di riferimenti su Elvis, la musica non poteva che essere nel più puro stile Rock and roll, “Hai un momento, Dio?” ballata tutt'altro che lenta“Certe notti”, ballata rock, probabilmente la canzone più famosa dell'intero repertorio di Ligabue: il testo è un ritratto di quelle che sono le notti passate in giro, mentre dal punto di vista musicale sono da rilevare i riff e gli assoli dei chitarristi. La melodia e soprattutto la struttura armonica ricordano molto da vicino "Bed of Roses" di Bon Jovi. “Viva!”altra ballata, “Quella che non sei”, “Leggero”per gran parte della sua lunghezza un pezzo lento eseguito chitarra acustica e voce, con qualche piccola concessione alle chitarre elettriche nel primo ritornello. Il pathos della canzone aumenta, fino ad esplodere nel secondo ritornello, quando il pezzo da acustico assume delle sonorità rock, e concludersi con un trascinante assolo di chitarra.
Black Brass Band
Per sua natura una brass band non resta sul palco in attesa del solito pubblico di bene informati ma va a cercarsi la gente per le strade e i quartieri.. E infatti la Black Brass Band non tarda a calarsi e mischiarsi tra la gente.L'unica Band della Sabina capace di portare la tipica atmosfera delle street parades in ogni genere di manifestazione. E in pochi anni di attività, i musicisti pur essendo impegnati anche in altre formazioni, hanno davvero portato il jazz nei luoghi più impensati...suonando le tipiche marce, i classici del jazz tradizionale, del dixieland e del be-bop di autori della portata di Louis Armstrong, Paul Barbarin, Miles Davis o Dizzy Gillespie, ma anche rhythm&blues, funk e autori italiani senza tralasciare tutta l'influenza che i caraibi e i ritmi latini hanno portato e continuano a portare alla musica internazionale. Attraversano le strade e i paesi al ritmo indiavolato di cassa e rullante fino a far ballare e cantare trascinati dal ritmo e dalla potenza di suono delle loro trombe, tromboni e sassofoni.
